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Ma prima, leggi qui.

Quando ho “deciso” per Habanero, non ho deciso io.
Era un momento strano, l’unica cosa che volevo fare era avere un libricino in mano, un libricino stampato da me, stampa clandestina, nessuna velleità di aprire una casa editrice. Prima di andare in stampa con questo primo libro, mi sento dire “metti il nome inventato di una casa editrice in copertina”. Pensai che non fosse il caso. Ma poi mi convinsero, mi convinsi. Il problema di quando devi scegliere un nome, anche se all’epoca pensavo che non lo avrei mai più utilizzato, è sempre lo stesso: ti vengono i nomi più stupidi, insensati, inutili che possono passare per la testa.
Quel giorno mi dissi “sai che c’è? Io ora prendo la mia vita in mano e allora, per quanto possibile, non permetterò agli altri di scegliere per me. Inizio una nuova vita, ma un’ultima volta glielo devo al caso, alla sorte, una decisione così. Voglio che sia il fato, chiamalo come vuoi, che decida qualcosa per me, almeno quest’ultima volta”
Wikipedia.
Una voce a caso.
C’è il tasto.
In alto a sinistra.

La prima cosa che uscì fu “SCALA DI SCOVILLE”.
Ok, io non sapevo cosa fosse, forse neanche te. Sbaglio? Beh, è questo.

«La Scala di Scoville (o più brevemente Scala Scoville) è una scala di misura della piccantezza di un peperoncino. Questi frutti del genere Capsicum contengono alcune sostanze, dette capsaicinoidi, di cui la più abbondante è la capsaicina, un composto chimico che stimola i recettori del caldo VR1 (recettori per i vanilloidi 1) situati anche sulla lingua e ciò provoca la sensazione di “bruciore”»

Ansia. L’ansia di pensare a tale Scoville che si mette lì, non so, mezza giornata (?), una settimana (?), più probabilmente una vita intera a fare qualcosa che nessuno ricorderà (vabbè, io proprio non lo sapevo, ma non so quanti hanno utilizzato nella loro vita la Scala Scoville). Molto di più, ho pensato a come gli uomini hanno sempre bisogno di misurare tutto, come gli uomini devono appigliarsi a unità di misura e statistiche, senza riuscire a vivere cose che vanno aldilà di tutti gli storici, i metri, le statistiche possibili. Forse, sicuramente, non stavo più parlando di piccantezza. Parlavo di emozioni.

Tra i peperoncini, quello con il nome più bello era l’habanero red savina.
“Mi piace”, mi dissi. E fu Habanero Edizioni, allora.
“Intanto non lo userò mai più”.

Habanero, all’inizio HabanerO perché qualcuno perse una scommessa, nasce come collettivo editoriale partendo dalla stampa alternativa e autoprodotta. L’idea sin da subito è quella di dare più spazio possibile a voci fuori dal coro, talenti emergenti, scrittori con voglia di fare, autori che vogliano cimentarsi con una realtà alternativa, che abbiano voglia di confrontarsi con il pubblico.
Il primo anno è quindi caratterizzato da una ricerca di alternativa, nella produzione e nel contenuto, che rimarrà sempre di ispirazione nel modello di casa editrice che poi siamo diventati. Da ragazzini (Habanero, il primo nucleo, era fatta da sole persone sotto i 23/24 anni) la testa è piena di concetti come “indie”, “DIY” o “alternativo”.
Dopo un anno e un primo libro che vendette circa 2000 copie (senza distribuzione ufficiale ma trovandosi in contovendita in giro per il Nord Ovest, senza promozione, solo per passaparola) emerse la voglia di dare una struttura al sogno in modo che questo potesse essere ancora più libero. Avvenne un incontro importante: quello con Erga Edizioni.
Erga Edizioni, casa editrice genovese, la più antica, tra quelle in attività, in Liguria, era il terreno fertile e perfetto per innestare una piantagione di peperoncini. Dal 2010 Habanero, la più giovane esperienza editoriale genovese, ed Erga, la più antica e prestigiosa, si unirono in un percorso fatto di scambio: intellettuale, produttivo, reale e speranzoso. Gli accordi sono sempre stati semplici: Habanero ha piena libertà, decide cosa pubblicare, ma Erga aiuta in tutta quella che è la parte più amministrativa. Erga portò in dote, così, la distribuzione nazionale, la parte burocratica fatta di contratti, diritti d’autori ufficiali, e soprattutto il know-how, fondamentale, per avere libri sempre più belli.
Il passo decisivo, verso la Bellezza, fu quello con l’incontro con EVES Vision e Simone Bertuccini: grafici rivoluzionari nella loro decisione, quella di creare una copertina originale per ogni libro, assicurarsi di creare un artwork unico e realmente espressivo, per quanto possibile, del contenuto del libro.

Sì, va bene, ma i concerti??
L’idea è sempre stata quella di trovare più soldi possibile da investire nei libri. Quello che ci veniva più naturale era FARE musica. Non sapendo suonare, decidemmo che occuparci di un concerto da dietro, veder crescere un’emozione condivisa: andarci a prendere soddisfazioni – e rischi – così grandi era quello che avremmo potuto fare. Ma in realtà, semplicemente, ci piacevano tanto, ci piacciono ancora di più, giorno dopo giorno, queste due cose. Semplicemente abbiamo avuto la fortuna di fare quello che ci piaceva e ci piace.
Abbiamo tutti bisogno di poesia e musica.

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